riferimenti

 

 

TIMONE DI ATENE 

di William Shakespeare (Traduzione di Eugenio Montale)

 

"Terra, dammi qualche radice.
 
(Scava)
 
E se qualcuno cerca cose migliori in te,
stuzzicagli il palato
coi tuoi veleni più potenti!
 
Che c'è qui? Oro?
Giallo, luccicante, prezioso oro?
No, dèi, non faccio voti insinceri:
voglio radici, o puri Iddii!
 
Basterà un po' di questo
per rendere nero il bianco, bello il brutto,
diritto il torto, nobile il basso,
giovane il vecchio, valoroso il codardo.
 
O dèi, perché questo? Che è mai, o dèi?
Questo vi toglierà dal fianco i vostri preti e i vostri servi
e strapperà l'origliere (1) di sotto la testa
ai malati ancora vigorosi.
 
Questo schiavo giallo
cucirà e romperà ogni fede,
benedirà il maledetto
e farà adorare la livida lebbra,
collocherà in alto il ladro e gli darà titoli,
genuflessioni ed encomio
sul banco dei senatori;
 
È lui che decide l'esausta vedova
a sposarsi ancora. Colei che un ospedale
di ulcerosi respingerebbe con nausea
l'oro la profuma e la imbalsama
come un dì d'aprile.
 
Orsù dunque, maledetta mota,
comune bagascia del genere umano
che metti a soqquadro la marmaglia dei popoli,
io voglio darti il tuo vero posto nel mondo.".

 

 

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