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IL SALUTO FRATERNO di ADA NEGRI
Salve, fratello. Tu non mi conosci, non so il tuo nome: non ti vidi mai prima d'ora. Qui, dove t'incontrai, mugghia il fragor de' carri e batte il polso vibrante de la strada affaccendata. Ognuno accorre con lena affannata verso il suo sogno e il suo dolore. Ognuno s'urta, senza guardarsi. Ed io ti miro, live passando - oh, il tempo d'un respiro, oh, il tempo d'un addio breve, d'ignota a ignoto, in mezzo a la ruggente via: - Dio ti salvi, fratello - e così sia. -
Non m'importa saper donde tu venga né chi tu sia, né che farai domani. Non m'importa saper se le tue mani sien pure. O nato, come me, da grembo dolente; o fatto de la stessa carne; o preda de le stesse adunche e scarne unghie de l'Ombra che in silenzio attende dietro una porta, a l'angolo d'un muro, per colpir quando il colpo è più sicuro: tu che piangesti come forse io piansi, volgiti a questa voce de la via: - Dio ti salvi, fratello - e così sia. -
Pel dondolio de la lontana culla che ti cullò; pei baci di tua madre, se madre avesti che di sue leggiadre cantilene protesse il tuo riposo; per le poche dolcezze e per le molte lacrime, e le speranze che hai sepolte, come piccoli morti, in fondo al cuore; pel senso oscuro de la vita, uguale in tutti; per la sacra ansia immortale che sospinge le razze a l'avvenire; per la tua fede e per la fede mia, - Dio ti salvi, fratello - e così sia. -
E vada, come a te, questo saluto a l'ampia folla che le strade ingombra; a la donna che passa, ombra ne l'ombra, contro i muri, velata: a chi un amore insegue, o un odio, o il pane: a l'uom del maglio o del telaio, fiero del travaglio compiuto, e gaio d'una sua canzone: al poeta, al fanciullo, al morituro che sogna, e crede eterno il suo futuro, e domani, con me, con te, dissolto andrà pel cosmo in onde d'armonia: - Dio ti salvi, fratello - e così sia. -
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