-Sono un uomo molto bello e bravo- disse un tale alla televisione. Un uomo veramente affascinante. Le sue parole scivolavano giù dal televisore come un fiume in piena, inondando realmente la casa. Per fortuna so nuotare, una bracciata dopo l’altra raggiungevo il telecomando, spegnevo la televisione e aprivo la porta di casa per far defluire tutta l’acqua. Una volta rimanemmo, io e mia nonna, lì all’uscio della porta a guardare quell’acqua che scorreva. Scorreva, scorreva arrivando fin dentro le altre case. Pensai che avrei dovuto trovare presto una soluzione.

-Sono un uomo molto bello e bravo- mi raccontava un tale alla televisione. Questo tale però era diverso. Quest’uomo era bello e bravo davvero. -Questa è la volta buona che mi innamoro-pensai. Quest’uomo era sicuro di sé, respirava bene, muoveva le mani lentamente. Non leggeva copioni come gli altri uomini della televisione che provocavano allagamenti nelle case.

-Maledizione!- dissi. Un notiziario diceva che gli altri uomini della televisione, gelosi del fatto che era tanto amato e bravo da non inondare le case della gente, lo avevano fatto fuori. Non sarebbe stato più in televisione, quindi in sostanza non sarebbe stato più lì a non allagare case. Dicono che in televisione o tutti fanno i buoni o tutti fanno i cattivi. Tendenzialmente tutti sono cattivi.

Da piccola ero cattiva e stavo sempre in mezzo a bambine tutte buone. Che erano buone si capiva dai capelli biondi, lisci e legati con un nastrino rosa. Io i miei capelli non li ricordo, forse erano addirittura corti. Ricordo i capelli sottili di mio nonno, che mi portava spesso ai giardini. Lì giocavo con le bambine buone. Allora, mi facevo fuori da sola e andavo, sola, ad affacciarmi alla fontana per guardare i pesci rossi e bianchi che nuotavano. Sognavo sempre di poter prendere quei pesci, metterli in tasca senza farmi vedere da nessuno e portarli in acque migliori. Non l’ho mai fatto, ero già troppo pigra.

Dopo la morte di quel tale della televisione decisi: entrare nel sistema televisivo. Chi faceva i provini era proprio lui: il tale bello e bravo che era stato fatto fuori dalla televisione. Mi tranquillizzò dicendomi che, chi viene fatto fuori dalla televisione, resta comunque a servizio di essa. Allora fu solamente costretto a recitar la parte dell’unico buono della televisione e inscenare la sua eliminazione. –Perché vuoi entrare nella televisione?- mi chiese. Quelle parole fecero un eco sopra il quale risposi velocemente: -Vorrei conoscere l’origine di tutte le inondazioni-. Pensavo fosse sufficiente come motivazione e, infatti, lo fu. Mi salutò e, dopo qualche ora, mi arrivò a casa la lettera di assunzione.

Che cosa successe dopo quel momento ha davvero dell’incredibile. Lavorai per quasi quarant’anni in televisione. La mia vita non fu mia, non fui più nessuno. Tutti eravamo famosi alla televisione. Scoprii che le inondazioni non esistevano, che nulla di tutto ciò esisteva.

Ho capito che, invece di guardare la televisione ed entrare nelle sue correnti, avrei dovuto spegnerla o gettarla dalla finestra, a capodanno. Non avrei dovuto pensare solo a me, fingendo nello stesso tempo di voler salvare il mondo.

Ora qui in clinica osservo gli altri pazzi, li osservo come osservavo da bambina curiosa i pesci nuotare nella fontana. Vorrei salvare pure loro, i pazzi, metterli in tasca e portarli in acque migliori, vorrei ancora mio nonno, dai capelli sottili, ma per tutto ciò, ancora una volta, è troppo tardi.