di Narò
Dopo qualche anno di matrimonio spartano, mio padre entrò in una cooperativa edilizia: ebbe l’idea infausta di mandare il presidente da un suo parente, impiegato in un Ente pubblico locale, soltanto per sollecitare la pratica dormiente. Ma i due s’intesero ben oltre e, complici altri due compari, combinarono un  inciucio che non vi lascio immaginare perché non ci riuscireste.Mia madre, indignata: “Ritiriamoci!”, mio padre, forte dei suoi diritti: “Resistiamo!”Dovettero subire l’assegnazione alloggi voluta da quelli e la lievitazione costi, reale per i miei, virtuale per quelli. “Poi, quando m’incontrerai per le scale, dovrai ringraziare me, per averti dato questa casa!” disse pure quello spudorato di parente a mia madre. Ella, soltanto per me, non si separò, ma la pace coniugale era ormai compromessa ed io crescevo con qualche turbamento mentre quelli dormivano tranquilli e sereni, coi pargoletti ignari e fieri di tali paparini. Mamma prese a girovagare per la città odorosa di mare e di fogna, alla ricerca di altre case, che mio padre le bocciava inesorabilmente.Dopo anni, forse per logorio o pentimento o pietà di me, egli si arrese ad acquistare un rustico in rovina con un po’ di terra, ai margini della città.Fu solo il proseguimento dell’odissea: i progetti di ristrutturazione vennero respinti dal Comune, con motivazioni sempre diverse che non stavano scritte da nessuna parte. Mio padre, in qualità di tecnico abilitato, firmava legittimamente quei progetti, elaborati con l’aiuto di amici professionisti. Quando andava in Comune, a volte con mia madre, per scambiare chiarimenti e giustificazioni, il burocrate di turno sibil(l)ava: “Ma non dovete venire voi che siete i proprietari, mandate un tecnico di professione che sa come funzionano queste cose!”
Mamma aveva capito da un pezzo ma papà nooo!! Continuava pure a consigliarsi con quel galantuomo che, passato ad una greppia ancor più grassa, lo menava per il naso e, figuriamoci, se gli confessava certi “funzionamenti”!
Proprio in uno di quegli anni, comparve sui muri della città un bellissimo manifesto per il ventennale dell’Azienda d’Igiene Urbana: raffigurava il Duomo tra un arcobaleno e il verde del colle, con la scritta “Ogni giorno insieme protagonisti dell’igiene!” A mamma piacque tanto che se ne procurò uno dal Servizio Affissioni.
Ne è passato di tempo: anch’io sono diventata  un tecnico, con un proprio studio in una località dove l’aria spira ancora abbastanza pulita; da quei vecchi progetti ho tratto una bozza di massima ed ho tentato un colloquio preliminare presso il solito Ufficio, tentativo fallito come sempre.
Allora, ci sono andata da un “santo intercessore”: “Questa pratica è paralizzata da quindici anni, veda un po’ lei se può farla camminare…” Dopo pochi giorni, il responso: “Porta qui un ex-voto anticipato in contanti – mostrandomi la cifra – e il progetto cammina come vuoi. E per l’amicizia con la buonanima… io ci metto pure la mia perizia.” (La buonanima è il parente, tornato alla Casa del Padre).
Quando ho riferito ai miei, mia madre zitta, non ha battuto ciglio; mio padre attonito, ha scosso la testa e si è accartocciato: la verità squallida e amara per sé, estesa al caro estinto, è bruciante!
Chissà se anche lassù la burocrazia celeste vuole pedaggi, ma in fondo, per tutti quelli che dormono tranquilli e sereni, si tratterebbe solo di una partita di giro!