Di Vanna Marinozzi

 

1

Cercava di soppiatto di nascondersi. Non voleva farsi riconoscere. Era convinto che qualcuno lo avrebbe notato prima o poi. Quindi curava il suo passo, lo studiava. Controllava il suo respiro e soprattutto non si specchiava mai.

Non avrebbe tollerato la vista del suo volto. No. Non poteva avere anche un volto.

Lui che già sapeva di non poter tornare indietro. Sentiva un respiro corrergli a fianco ogni notte.

Sentiva un sussurro vibrargli la schiena. – Resisto – sicuro pensava.

– Resisto. Non permettere loro di prenderti -. Senza voce i suoi pensieri che lentamente rintuonavano nella testa.  Amava le sfide e non tollerava perdere. Quindi giocava a scacchi tutte le sere quando ormai il sole era tramontato e forse poteva dirsi finito il gioco delle ombre.

Giocava e non si stancava di vincere se stesso. Allargava le braccia e finalmente alzati gli occhi al cielo gridava in silenzio la sua forza.  I capelli scuri gli occhi perforati da una luce notturna li aveva dimenticati. Percorrevano spazi piccoli e avevano deciso di non vedere più niente. No. Io rivoluzionario non permetto, non voglio perdere la mia dignità – così ordino ai miei occhi di non vedere più. Ordino alla mia mente di non pensare più. Di non arrabbiarmi più. Ordino. E basta. Io rivoluzionario acceco i miei occhi per non farmi più vedere. Non far conoscere la mia rabbia e quindi la mia nausea. Così cieco potrò sognare ancora e non vedervi più.  Si alzò – perse per un momento il controllo dei suoi passi e il respiro si fece più affannoso. Attento. Non perdere il controllo. La dignità ha un prezzo ed io lo pago. Si sedette. Con le mani che si toccavano la testa. Voleva piangere ma i suoi occhi non c’erano più quindi cominciò a piegarsi e tenersi lo stomaco che digrignava con dolori strazianti. Serrò la bocca e inarcò la schiena. Riuscì a calmarsi. Già. Con un sorriso beffardo mise in silenzio anche lo stomaco. La sua nausea per il momento era vinta come del resto lui sempre riusciva. Già con un coltello avrebbe aperto la sua pancia e avrebbe fatto vomitare il suo intestino per terra per poter essere più leggero. La sua condizione di uomo lo portava ad una violenza che non voleva sua. La sua condizione di uomo lo rendeva consapevole della sua inquietante rabbia che prima o poi lui conosceva avrebbe gridato colpi di piombo. Non voleva. Non poteva. Lui rivoluzionario cercava ancora una via alla sua ribellione. Così uscì dicasa.

2

Si sedette dietro il cortile. Era buio. Guardò il cielo. Vide le stelle che lo fissavano. E gli chiedevano insistentemente perché si ostinasse così, perché ancora alla sua età non capiva che doveva rilassarsi.

Doveva saper aspettare. Doveva saper dormire. Doveva gioire. Doveva assaporare il gusto di un cielo azzurro con le nuvole che disegnano per lui favole meravigliose. Tutto questo gli dicevano le stelle. E lui, ascoltando queste parole che conosceva a memoria si mise le mani nel volto e cominciò a singhiozzare. Sì. Il suo cuore diceva sì. Ok. Accetto. Il suo ero un pianto che guardava in alto lì dove il cielo è color oro, dove non ci sono più domande. Dove il respiro si allarga ed una cima innevata si colora di argento. Dove la sua anima beve rugiada vergine. Nella Grande Terra dove gli spiriti si incontrano. Senza parole.

Tornò a casa e non sapeva se sconfitto o no. Aveva ascoltato il suo fiume.Aveva lavato il suo volto. Aveva sentito le sue mani aggrapparsi ai capelli. Sì. Era ancora vivo e forse avrebbe potuto avere una chance. Impotente davanti alla sua impotenza sentì proprio lì la sua forza. In quel punto. Precisamente lì. E allora con una pietà che non conosceva più sua, con un disorientamento che lo rendeva più libero e forse anche più fanciullo guardò le sue mani. Erano stanche, mani dimenticate. Vide il suo volto in quelle dita. Un volto che una madre aveva creato. Un volto che pure esisteva. Ebbe pietà dei suoi occhi che un giorno avevano anche amato.Un giorno lontano. Quindi appoggiò la testa sul cuscino. Lo sguardo alla finestra. Anche per questa notte non avrebbe agito. Avrebbe lasciato i suoi sogni invadere la stanza e volare un po’ in alto. Lassù dove gli dei piangono insieme a lui e gli parlano una lingua privata. No. Questa notte non avrebbe agito. Non avrebbe negato ad un’anima di respirare ancora. Soprattutto ora che non si sentiva solo.  Chiuse gli occhi e finalmente si addormentò.