Di Chiara Carrese 

Le monetine fuoriuscivano dalla tasca bucata, segnando la via ai ladruncoli, bisognosi di caramelle. Di una notte stellata, che i suoi passi veloci avrebbero prodotto il suono dello strofinare del piccolo metallo prezioso; dove andava così di fretta? In mezzo ad una corsia illuminata, di lucciole e viole, lasciando cadere una scia da recente vincita alle slot machine.  Di caffè macchiato, il suo fiato; ansimante, tanto da farle scendere una goccia di sale dalla tempia al mento… unghie laccate di rosso, che i suoi amanti se le ricordavano bene: graffianti, ma pur sempre di una tigre in gabbia… d’oro  s’intende,come i suoi boccoli profumati di gelsomino e talco. Angosciata, di lacrime e sangue, mordeva la mela, che ristabiliva un ordine e univa i sensi all’oblio cercato e gustando il succoso di sensazioni zuccherine, melassava i pensieri stantii e gioiva sui ricordi di quando fu monella ridente con mela mordente. Le suda il cuore nel guardare la casa verso la quale si sta avvicinando, di stole colorate da donne indiane affamate, di incensi e lumini e soavi cori ancestrali, dentro un vaso di pandora pescato nei meandri della memoria. Sonnecchia con lo sguardo, quasi a penetrare le finestre illuminate e non si accorge delle calze a rete rotte, ipnotizzata, com’è, dalle note calde di un arpicorde; sussulta… e il vento le porta via il cappello, sussurrandole all’orecchio perdono per tutte quelle volte che l’ha insidiata e le ha tolto la parola e di quando l’ha abbracciata nelle notti di mare e onde via vai, senza chiederle il permesso di tanta intimità. Son tutti riuniti davanti ad un finto fuoco di sentimenti, ascoltando un guru canterino… così decide di entrare. Lenta scende l’aspra aspirina, mista ad una nuvola affumicata che rende la legnosa stanza degna rivale di quei fumosi club scozzesi old style per soli uomini; di alcol e carte stampate che valgono una moglie… Ed ecco che in pochi  secondi, attraversa il deserto una biscia che le ricopre la caviglia e il barrito degli elefanti diventa un violino per le sue orecchie; il giallo e il viola si avvicendano su di una ruota impazzita che ha il gusto di cannella e cardamomo e mentre apre la bocca, bolle di sapone le fuoriescono in una gara di dimensioni differenti. Si mette apposto la gonna, allugandola fino alle ginocchia e parte per raggiungere l’oceano su di un pulman fricchettone; se il veleno si impossessa di lei, non ci fa caso e chiede consiglio al professore che veste di arancio e porta la barba, lui può tutto e lei ci crede. “Camminate con me e vi regalerò papaveri e disperazione, inginnocchiatevi d’innanzi a me che governo servendo, in mezzo ai miei sudditi”. Le persiane sono chiuse ma le vacche circolano lo stesso, in questa grande cisterna di zanzare e piedi scalzi e rose dai mieli profumi. Miccol si chiamava e aveva 25 anni, una giornata di Agosto si infilò i calzoni e mise tutte le monete che aveva in tasca, senza accorgersi che era bucata e in tutta fretta si precipitò verso l’aeroporto: meta…..L’India.