Di Simone Fantoni

Quella stronza!!! Quella grandissima stronza!!! Quella stronzissima vigliacca!!!Sette anni insieme liquidati con una letterina di poche righe.

Caro Nemo,

premetto che ho riflettuto a lungo.

Ho pensato alla nostra storia e ho pensato a quello che volevo veramente dalla mia vita e insomma, non ti offendere, ma le due cose andavano in direzioni opposte. Tu non sei mai riuscito a darmi gli stimoli giusti, capisci?

Con te le parti migliori di me stavano morendo.

Sai bene che il mio sogno è diventare una pittrice famosa, ho talento sai?Invece tu non hai mai capito il mio lato artistico, l’hai sempre snobbato.Mi mancava solo il coraggio di lasciare tutto. Serviva una scintilla e la scintilla è arrivata.

Ho conosciuto due ragazzi appena diplomati che vogliono iscriversi all’accademia delle belle arti di Madrid e non potevo perdere l’occasione.

Parto con loro. È il destino che mi chiama, capisci?

In loro rivedo quella voglia di conquistare il mondo che avevo prima di conoscerti.

Quella voglia è rimasta assopita troppo a lungo.  Non voglio invecchiare marcendo in questa topaia col rimpianto di non averci provato.Ho preso solo alcune mie opere, le mie poche cosee

…siccome sono un po’ a corto di grana, ho dovuto prendere anche il tuo pc portatile perché oggi se non hai il  portatile neanche ti guardano.

Non ti preoccupare, ho salvato tutti i tuoi file nei cd che troverai di fianco alla lettera.

Ho salvato anche il tuo fornitissimo archivio porno, complimenti! Magari nei prossimi mesi ti servirà.

Maniaco! Forse avrei dovuto salutarti di persona ma ho pensato che per te sarebbe stato più doloroso. 

Ti prego non cercarmi, io ormai ho deciso.

Adios.  

Un beso Serenella  

P.S.: Sul tavolo ho lasciato metà dell’affitto.

Madrid? Con il mio portatile! Brutta putt…almeno ha salvato il porno, la stronza. La voglia assopita? La pittrice?

Ma quale pittrice, io li ho visti i suoi dipinti. Un paio di volte al mese si rinchiudeva in soffitta e scendeva qualche ora più tardi con l’aria soddisfatta di chi aveva appena dipinto un capolavoro. In realtà aveva prodotto l’ennesima crosta inguardabile. Salivo periodicamente a dare un occhiata ai suoi lavori, sempre di nascosto, sempre sperando in un miglioramento. Niente. Nell’angolo a destra dell’entrata c’era il braccio della morte, come lo chiamavo io.

Una decina di costosissime tele ancora immacolate, in fila una sull’altra che attendevano impotenti l’esecuzione.

Il resto della soffitta, grande quasi come il nostro bilocale, era completamente tappezzato delle sue mostruose creature.

Tutti quei banali paesaggi marini, tutti uguali. Tutti sfocati. Tutti malinconici.

Una barca, un ombrellone chiuso, il mare mosso. Se ci ripenso mi vengono i conati. Magari vomitandoci sopra acquisterebbero un senso. Sicuramente risulterebbero originali. L’ultima frontiera dell’arte! E lei potrebbe essere ricordata come la pioniera del rigurgitismo. Brutta fancazzista, i 180 euro dell’affitto se li poteva anche risparmiare. Dopo avermi sanguisugato lo stipendio per tutti questi anni… bella liquidazione. L’ultima presa per il culo. Ci vuole una birra. Speriamo non abbia portato via pure quella.E ci vuole anche una sigaretta. Non ne tocco una da cinque anni ma adesso ci vuole una sigaretta. E’ stata lei che mi ha convinto a smettere… in questo momento non mi viene in mente nient’altro di buono che ha fatto per me.

Come premio mi aveva regalato uno di quegli odiosi oggetti da “casa del regalo” dove c’è una sigaretta incorniciata, protetta da una plastica trasparente con su scritto “in caso di emergenza rompere il vetro”.

Questo è decisamente un caso di emergenza. Non sono pronto. Come si può essere pronti? Tutto è iniziato con la convivenza. Dal primo giorno è stata vittima di un rapido processo di mutazione genetica degenerativa. Si trasformava fisicamente e caratterialmente. Se stavo fuori qualche giorno per lavoro dovevo rifarci l’occhio prima di abituarmi di nuovo a lei.

Era arrivata alla fase “testa-di-bigodino-isterico-ringhiosa”.Appena le rivolgevo la parola mi fulminava con lo sguardo e le si formava una schiumetta bianca ai lati della bocca. Le prospettive non erano certo rosee ma si poteva sistemare tutto. Se ne poteva almeno parlare, no? Come sempre.

E invece no, si è messa a riflettere, ha scritto due righe e ha preso l’aereo con due segaioli.

Come ci è riuscita? La settimana scorsa tra un ringhio e l’altro parlavamo di comprare casa! Mi sento a pezzi! Devo fumare. Dove diavolo l’ho messo? Dev’essere in questo scatolone, sono sicuro di non averlo buttato, era qui, ce l’avevo pronto nel caso lei mi avesse chiesto: “Neeeemo, che fine ha fatt…” eccolo! Ah, ah! C’è anche l’accendino. Deve avermi comprato la versione full optional. Adesso cavatappi, due bionde tedesche e svengo in poltrona, mezzo nudo, bevendo e fumando. Mancherebbe un toast ma non ho la bacchetta magica né la voglia per prepararmelo, e poi io sono uno che si accontenta. Da soli non si sta poi così male.  Bussano alla porta. Bussata delicata e gentile. Potrebbe essere Susanna, la vicina. Ventitre anni, single, alta un metro e settanta circa, bionda, belle tette e rimane sempre senza zucchero.

Forse ha un debole per me, nessuno rimane senza zucchero una volta a settimana.Come punto di ripartenza per un uomo a pezzi non sarebbe niente male.Fanculo la pittrice.Speriamo mi venga una frase intelligente da dire.Vado ad aprire in mutande e con l’alito birroso.

Se le piaccio così, è fatta.