Di Tiziana Romano

Come ogni giorno, Alice stava percorrendo in auto quella strada che le piaceva tanto perché era un tutt’uno con la spiaggia. Le piaceva passare di là, piuttosto che per la statale, perché guardando verso il mare le sembrava di guidare sulla sabbia.Quel giorno, Alice notò che non si riusciva a scorgere la linea dell’orizzonte tanto era scuro il cielo e così il mare. Decise di fermarsi per osservare più da vicino quello spettacolo. Scese dall’auto e stretta nella sua giacca si diresse verso la riva. C’era una colonia di gabbiani che al suo arrivo si alzò in volo e si mise a volteggiare sulla sua testa. Si allontanavano e dopo un po’ le si avvicinavano di nuovo e sembravano quasi invitarla a seguirli in quella sorta di danza.Il mare era molto mosso. Gonfio. Neanche così si poteva distinguere l’orizzonte. Si incantò nel cercare di scorgerlo e si perse con i suoi pensieri tra la schiuma delle onde. Il vento era freddo e portava con sé gli spruzzi e il sapore del mare. Alice poteva sentirli sul volto, si passò la lingua sulle labbra e lo sentì ancor di più. Le piaceva il sapore del mare. I gabbiani davanti a lei continuavano a danzare trasportati dalla corrente. Il vento soffiando tra i suoi boccoli neri li animava come marionette. Forse questo aveva attratto un gabbiano in particolare, che all’improvviso le si avvicinò più degli altri. Si abbassò in volo e quasi le sfiorò la testa con un’ala. Le girò intorno lanciando un grido, in quell’istante Alice avvertì un brivido lungo la schiena. Si strinse ancor di più nella sua giacca e le sembrò che anche il vento si facesse più caldo. Mentre quel gabbiano continuava a volteggiarle intorno, chiuse gli occhi e avvertì una presenza dietro di sé. Rimase immobile a farsi accarezzare dal vento e a un tratto sentì due mani posarsi leggere sui suoi fianchi. Non si mosse, il vento sul suo collo ora si era fatto più caldo. Le sembrava quasi come se qualcuno stesse per darle un bacio. Sentì delle labbra morbide e calde posarsi dapprima lievi, sul suo collo,  per poi  pian piano fondersi con  la sua  pelle e  assaporarla  in ogni centimetro, mentre quelle mani scorrevano sui suoi fianchi e salivano su verso i suoi seni resi turgidi dal freddo e dall’eccitazione che stava provando. Si voltò senza aprire gli occhi, quasi avesse paura che fosse solo un sogno. Baciò quelle labbra avide di lei. Ne riconobbe il sapore. No, non poteva essere solo un sogno. Il calore di quelle labbra e di quelle mani ora le stavano facendo girare la testa. Si fermò un attimo, respirò profondamente e sentì di nuovo il grido di quel gabbiano. Aprì gli occhi e si accorse di essere da sola. Si guardò intorno: c’erano lei, il mare e quel gabbiano, che si voltò a guardarla prima di allontanarsi nel vento.Alice non riusciva a capire come poteva averle solo immaginate quelle sensazioni. Cosa aveva quel gabbiano da strillare tanto e perché continuava a volteggiarle intorno? Continuò a porsi queste domande mentre tornava alla sua auto e anche dopo mentre guidava continuando a guardare il mare. L’arrivo di un messaggio sul telefonino la riportò completamente alla realtà. Accostò l’auto, aprì il finestrino facendo entrare quel vento gelido che sapeva di salsedine e si accinse a leggere.

Era Lui, e le scriveva: “Il mio pensiero vola verso te per raggiungere le immagini scolpite ormai nella coscienza come indelebili emozioni che non posso più scordare…” Erano le parole di una canzone che ad Alice piaceva tanto. Sorrise e ripensò a quello che aveva provato qualche attimo prima sulla spiaggia.