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di Fabio Maria Agostinelli

Ammucchiati in fondo alla caverna annebbiata dal fumo che quella notte il vento ributta dentro, i primi uomini, ammucchiati l’uno sull’altro come ippopotami, si sentono al caldo ed al sicuro. Obù fissando i riflessi del fuoco sugli spigoli della roccia, rivede l’immane  figura del mammut che  s’agita  con la sua enorme forza perché non vuole morire. Tutti gli adulti della tribù si accaniscono intorno alla montagna di carne viva che, con la trappola della preda che fugge, è precipitata giù dalla scarpata, fin proprio davanti alla caverna. Ora non corre più e striscia per terra la sua mole tentando di rialzarsi con la schiena spezzata e inutilmente si difende roteando il gigantesco muso schiumante di sangue, ma senza raggiungere gli uomini che girandogli intorno, l’infilzano ai fianchi, davanti, dietro, appena si volta disperato a difendersi dall’altra parte. Ci vollero ore perché morisse dissanguato, perché le lance non poterono arrivare presto a colpirlo nei suoi centri vitali. Le donne nel cerchio più esterno urlano e agitano rami per tener lontane le altre bestie richiamate dai barriti che fanno tremare la terra e dall’odore del sangue che schizza da tutte le parti. Obù guarda il bestione morente nei piccoli occhi smarriti che si velano di rassegnazione e poi d’abbandono. La montagna di carne si ferma stordita e mezzo accovacciata non reagisce più alla sua macellazione. Obù sa che occorre fare in fretta perché la morte interrompa presto il dolore della vita che sfugge. Il colosso sobbalza, quando finalmente tagliano la proboscide per arrivargli sotto la gola e porre fine alla sofferenza. Gli scavano dentro fino a tagliare l’enorme carotide che subito innalza la fontana del sangue finale. In quell’istante esplode la folla eccitata nel tripudio dei festeggiamenti. Il mastodonte emette l’ultimo energico respiro come di sollievo.È il sollievo della morte.Coperti di sangue gli uomini si ritirano nella caverna a ringraziare il mammut. Lo dipingono alle pareti col suo sangue come per conferma mentre altri di fuori battono legno su legno, per annunciare al mondo la festa per domani, quando si raduneranno i gruppi dei vicini solidali, per mangiare insieme e poi portarsi via la carne da tagliare a pezzettini da seccare al sole nei giorni seguenti. Il bagno di sangue, le danze e soprattutto la rassicurazione del cibo in abbondanza, eccita gli uomini che stanchi cominciano a distendersi senza fretta, gli uni sugli altri per riscaldarsi e per dormire. In fondo alla caverna Obù sente contro la sua coscia incrostata di sangue, scivolare la pelle liscia della vicina che sta respirando accanto. Si gira e l’abbranca subito. Non sono tempi di complimenti e lei spicca un salto, e Obù la tiene ferma, lei cerca di divincolarsi poi sente dietro di sé il contatto del corpo ruvido del guerriero che le sta strizzando i fianchi.Lei che non vuole scappare dall’abbraccio forte e sanguinolento di uno dei guerrieri più abili nel gruppo, si rannicchia su se stessa nell’attesa d’esser penetrata.Non è la prima volta che Obù sceglie proprio lei e questo la rassicura, così s’allarga bene dentro, per riceverlo senza dolore.Il primo colpo fa male ma poi sa che tutto diventa liscio e scorrevole.Il fiato vigoroso e bollente che sente sulla schiena le confonde i sensi e si lascia andare a quella furia che cresce come il solito, finché si rompe nell’orgasmo scomposto che allenta la morsa ai fianchi.Poi torna la quiete. Lui s’è girato dall’altra parte e lei si ritrova sola.

Sa che Obù è forte e che la sceglie spesso, che saprà proteggere e sfamare lei e i figli che verranno. Con queste emozioni nel cuore si lascia addormentare spingendosi addosso al colosso girato di schiena. Nel colmo della notte lui si volta e l’abbraccia per sentire ancora quel tenero in grembo, così i sogni sono più dolci. Di fuori al freddo, gli uomini di turno vigilano la carcassa e alimentano i fuochi.

Le bestie nascoste intorno, fremono di fame e di paura.