di Michele Pinto

Era notte, avevo molto sonno. Non potevo proprio dormire in una notte come quella! Non dopo una giornata così: ci eravamo uniti tutti insieme, all’università, e avevamo stretto in un pugno la nostra libertà. Non era possibile dormire, sarebbe stato come lasciare la presa.Abbiamo acceso dei fuochi, per affrontare la notte all’aperto, in piazza Tien An Men, io però avevo freddo lo stesso, così mi sono avvicinata a lui perché mi scaldasse. Sotto la sua coperta e con il suo braccio intorno alle spalle stavo meglio. Non c’era bisogno di parole in quella notte magica, ma dopo un quarto d’ora di silenzio sentii il bisogno di sussurrare: “Siamo liberi!” Fu l’ultimo momento in cui l’illusione della libertà trovò posto dentro di me. Lui disse quello che già sapevo, ma che non volevo ammettere, e tornai a sbattere contro la realtà. “Arriveranno i carri armati.” Inconsciamente mi strinsi a lui, come per chiedergli protezione.
Per distrarmi iniziò a parlare, dapprima non feci caso a quello che diceva, mi limitavo ad ascoltare il suono sommesso e dolce della sua voce, solo più tardi capii il significato delle parole. Parole che con il tempo hanno assunto una grande importanza nella mia vita, e anche oggi mi accompagnano e mi danno forza. So che non riuscirò a ripeterle esattamente, e che dimenticherò qualche cosa, ma l’importante è il significato. “Ogni volta che vedrai una nuvola giocare nel cielo, cambiare la sua forma o volare via facendoti credere che lei non si muove, ma sono le stelle a spostarsi, ricordati che dentro di te, nel tuo cuore, tu sarai sempre libera. Le tue idee, i tuoi pensieri ed il tuo amore potranno sempre volare come le nuvole: liberi, senza limiti, perché il tuo cuore è molto più grande di qualsiasi cielo!”. Si fermò per un secondo, forse solo per pensare a come continuare, ma tornò il silenzio quel silenzio che mi costringeva a pensare ai carri armati. Non potei fare a meno di stringermi a lui con ancora più forza, fino a quando non riprese a parlare. “Qualsiasi cosa sarai costretta a fare nessuno potrà mai controllare il tuo sorriso: finché i tuoi occhi ed il tuo viso sorrideranno tu sarai come una nuvola, libera e felice!” Io gli sorrisi, con le labbra o con gli occhi non lo so, lui se ne accorse, mi accarezzo una guancia dicendo: “Così va bene!” poi, facendo scivolare un dito sulle mie labbra sorridenti “In tutta la mia vita è solo la seconda volta che accarezzo una nuvola!”. Come cambiano le cose in un giorno! Fino al giorno prima era un amico come un altro, bè, non si può definire una persona così originale e idealista “come un altro”, ma per me non era che uno tra i tanti. Quella sera invece aveva il potere di tenere lontana la paura, di farmi sentire tranquilla, felice e libera, come una nuvola. Stava diventando importante per me. Forse per allontanare l’opprimente silenzio, forse per curiosità gli chiesi di raccontarmi di quando accarezzò una nuvola la prima volta. “E’ stato per magia, la più potente che io conosca: la musica. Ricordi quando sono venuto la prima volta a casa tua? Quando ho visto il pianoforte e ti ho chiesto di suonare per me? E’ stata l’unica volta che qualcuno ha suonato per me: io non ricordo niente, nemmeno che cosa hai suonato, so solo che era una melodia bellissima, sulle sue ali la mia anima è volata via, nel cielo. Probabilmente se in quel momento mi avessi chiesto qualche cosa non avrei risposto: non ero li. Non solo accarezzai le nuvole, giocai con loro… è bello volare…” Le ultime parole erano sempre più incerte, tanto che alla fine non riusciva più a parlare. E’ incredibile come un uomo possa essere coraggioso di fronte ai carri armati e poi mettersi a tremare quando a guardarlo sono due occhi verdi!Ancora una volta tornò il silenzio, ma non durò molto: lo guardai negli occhi, avvicinai il mio viso al suo, la mia bocca alla sua e dissi: “Hai mai baciato una nuvola?” e le nostre labbra iniziarono ad accarezzarsi.
Questa volta non mi accorsi del silenzio, non mi accorsi nemmeno del tempo che passava, esistevano solo la dolcezza delle sue labbra, della sua lingua, e delle sue carezze. Quel bacio ebbe il potere di allontanare le mie paure e di far scivolare via la tensione. Il sonno accumulato durante quella lunghissima giornata prese il sopravvento. Quando le labbra si allontanarono feci solo in tempo a sentire: “Ti amo.” poi appoggiai il mio viso al suo petto e mi addormentai. Lui non dormì, lo so perché non avrei potuto fare sogni così belli, quella notte, se lui non avesse vegliato su di me.
All’alba mi svegliò una lacrima, poi un’altra e un altra ancora, poi tante. Aprii gli occhi e mi accorsi che era pioggia.

Con voce ancora assonnata dissi: “Non bastavano i carri armati, ci voleva anche la pioggia!”.
“No, stai tranquilla, sono le nuvole che scendono giù per farci coraggio!”