Strano destino quello di Ada Negri che, all’epoca in cui visse, già dai
suoi primi esordi, ebbe da un lato il pieno favore dei lettori, il
riconoscimento di professori, giornalisti, editori, una grande fortuna
scolastica e il plauso di Carducci e della critica ufficiale, dall’altro il
dissenso del Croce, che addirittura definì impoetici i
suoi versi, e l’ostilità del Russo.
Appassionata interprete delle ragioni e delle aspirazioni degli umili, secondo
un percorso non inusuale degli intellettuali del tempo che, partiti da temi
sociali approdarono all’esaltazione del fascismo, da "vergine
rossa", com’era stata denominata perché sostenitrice delle nascenti idee
socialiste, dalla parte dei più emarginati, delle sofferenze degli operai,
del riscatto sociale e delle lotte in fabbrica, finì per essere acclamata
poetessa d’Italia e prima donna Accademica d’Italia, gradita al regime, per
la centralità data ai valori tradizionali come la famiglia e per il tono
populista ma calmo dei suoi scritti.
In seguito, poi, rivolse maggiore attenzione allo studio del proprio animo,
scrutando nel profondo dei sentimenti e lasciando anche emergere la sua nascosta
inclinazione religiosa, confluita letterariamente nella stesura di un'
agiografia di Santa Caterina da Siena.
Nata a Lodi nel 1870 in una famiglia di umili origini, (sua madre, Vittoria
Cornalba, lavorava in filanda, suo padre
Giuseppe, del quale ben presto restò orfana, era un manovale), Ada Negri
conseguì il diploma di maestra nel 1888 e subito dopo ebbe un incarico nella
scuola elementare, insegnando per diversi anni a Motta Visconti, di qui
l’altro appellativo di "maestrina di Motta Visconti", alternando
all'insegnamento l'attività giornalistica e quella di poetessa.
Nel 1896 si sposò; separatasi, poi, dal marito cominciò a viaggiare,
soggiornando a lungo anche in Svizzera, da dove ritornò allo scoppio della
prima guerra mondiale per prestare la sua instancabile opera in ospedale.
Vincitrice del premio "Mussolini" dell'Accademia d'Italia, nel 1940 fu
poi invitata, unica donna, ad aderirvi.
Feconda e varia fu la sua attività che si dispiegò nella composizione.
di poesie, novelle, racconti, pubblicati sulle pagine dei quotidiani e
delle riviste milanesi, e romanzi, in cui
sempre emerse la particolare sensibilità con la quale esprimeva la nostalgia
per la semplicità del mondo umile dal quale proveniva e il ricordo della povera
infanzia rischiarata dall’amore della generosa madre, "madre
operaia" (come recita il titolo di una sua poesia in cui omaggia la fatica
delle donne), semplice popolana, ricordata con rimpianto ed ammirazione perché
con molti sacrifici era riuscita a far studiare la figlia.
Famosa soprattutto per "Stella mattutina", il romanzo
palesemente autobiografico in cui rievocava l’infanzia, l’adolescenza e la
prima giovinezza, che riscosse un enorme successo, Ada Negri esordì con la
raccolta di versi, sostenuta da solide strutture metriche, "Fatalità",
pubblicata nel 1892, animata da combattivo spirito socialista ed
inclinazione femminista che la qualificarono subito come "poetessa
sociale". Seguirono altri volumi di poesie, come"Tempeste",
nel 1895, Maternità, nel 1904, Dal profondo, 1910, "Esilio", nel
1914, "Il libro di Mara", nel 1919, con evidenti influssi dannunziani,
" I Canti dell’isola", nel 1924, "Vespertina", nel 1930,
due libri di racconti, "Finestre alte" nel 1923 e "Le
strade" nel 1926, "Il dono", nel 1936, Erba sul sagrato, nel 1939
e, postumo fu pubblicato il volume di prose e novelle l"Oltre".
Ada Negri morì a Milano nel 1945. FONTE
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